T A R Q U I N I A E T R U S C A ( C O R N E T O – C O R I T O )
di Alberto Palmucci
Sopra un colle che domina il mare e le foci dei fiumi Marta e Mignone si trova oggi una cittadina che si chiama Tarquinia. Il nome le è stato dato nel 1928. In precedenza si chiamava Corneto o Cornieto (etr. *Curniet- ; gr. Kyrniéta; lat. Cornietum). A rigore, il nome di Tarquinia (etr. Tarchna; gr. Tarchuna; lat. Tarquinii) riguardava gli avanzi etruschi di un diverso abitato che si trovava a pochi chilometri su un colle interno e parallelo.
Su entrambi i colli si riscontrano tracce di vita che risalgono almeno all’età del Bronzo finale. Su quello di Tarquinii, nell'età del primo Ferro, c'era una rete di villaggi; e nei poggi circostanti si trovavano le singole rispettive necropoli. Sul colle di Cornietum, per converso, si trovava il villaggio del Calvario che è il più grande finora trovato in Etruria. Renato Peroni ha calcolato ch’esso dovesse ospitare almeno mille abitanti: una grande cifra per l’epoca. La necropoli corrispondente era quella delle Arcatelle, anch'essa la più grande finora trovata in Etruria. Decentrati rispetto al villaggio maggiore si trovava una cerchia di centri più piccoli e di relative necropoli (a villa Falgari, a Le Rose e in altri luoghi).
Rispetto ai sepolcreti del colle di Tarquinii, quelli di Cornietum erano più grandi, e ci hanno restituito materiali più evoluti, ricchi e vari. Questi fattori e la prossimità del colle al mare ci fanno pensare che il grande villaggio del Calvario di Cornietum abbia avuto un ruolo preminente non solo su quelli del proprio colle, aperto al mare, ma anche su quelli del parallelo e più interno colle di Tarquinii che non vedeva il mare.
I morti, a quel tempo, venivano incinerati.
Durante i decenni centrali dell’VIII sec. a.C. comincia un’importante colonizzazione greca delle coste italiche, e si assiste alla formazione delle prime città italiche, nate sul modello di quelle greche. Nelle necropoli dei centri etruschi vicini al mare si verifica intanto un graduale passaggio dal rito funerario dell'incinerazione a quello dell'inumazione. Solo le necropoli dei villaggi di Tarquinii rimangono attardate nella pratica dell’incinerazione. Viceversa, la necropoli delle Arcatelle del colle di Cornietum accoglie il nuovo rito inumatorio, quadruplica la sua estensione e continua a presentare materiale più ricco, vario ed evoluto di quello dei poggi di Tarquinii; offre, inoltre, i primi casi di scrittura etrusca appresa dal mondo greco. E’ evidente che i morti che venivano seppelliti alle Arcatelle di Cornietum non provenivano dai villaggi di Tarquinii.
Gli abitanti del colle di Cornietum, intanto, abbandonano i loro villaggi, compreso quello del Calvario, e vanno verosimilmente a concentrarsi nello sperone occidentale della collina intorno a un villaggio di cui sono state rinvenute tracce sotto il Castello di quella che sarà la futura città. Da questa altura, nella circostanza storica in cui i centri interni dell’Etruria potevano beneficiare del commercio coi Greci che approdavano sulla costa, i "Cornietani" potevano non solo controllare il mare e la marina con le foci del Marta e del Mignone, ma acquisire il dominio assoluto della via che dal mare lungo la valle del Marta conduceva nelle regioni interne verso il lago che fu detto Tarquiniensis (oggi lago di Bolsena), nonché verso Volsini e le regioni dell'Umbria e dell'Etruria settentrionale interna. Sul luogo di questo agglomerato nascerà la città che i Greci chiamarono Kyrnieta (lat. Cornietum). Forse, i suoi abitanti diedero il nome alla Corsica (gr. Kyrnos), vi fondarono Kyrnos, e colonizzarono Aleria: in un'epigrafe latina d'epoca imperiale si può leggere che il condottiero tarquiniese Aulo Spurinna fu a capo d'un esercito etrusco piazzato ad Aleria.
Della città etrusca rimangono, tra l'altro, cisterne granarie, un grande acquedotto sotterraneo, numerosi avanzi di mura e un tempietto extraurbano.
Però, nel tempo, sarà Tarquinii ad ingrandirsi e ad estendere l’amministrazione urbana fino ad inglobare Cornietum, sì che i due nomi, dinanzi ai Romani, valsero, in qualche misura l'uno per l'altro.
A Cornietum, comunque rimase il primato morale. Secondo Silio, essa era la "sede del superbo Tarconte".
La tradizione virgiliana la chiamò Corythus o Corinthus, e la ritenne patria di Dardano capostipite dei Troiani.
Virgilio, poi, nell'Eneide, la presenta come il centro federale dove Tarconte, re della lega Etrusca, riunisce i vari capi delle città federate, e conferisce ad Enea, ritornato da Troia a Corito-Tarquinia, il comando della Lega stessa. Peraltro, nei graffiti del famoso specchio di Tuscania si vede Tarconte assieme a Veltune (lat. Vertumnus, Voltumna), dio della federazione Etrusca.
Al ruolo di centro federale rimanda pure la constatazione che la rete stradale etrusco romana, ancora rintracciabile, rimase sempre imperniata sul colle di Cornietum e non su quello di Tarquinii.
Bibliografia
Opere principali di Alberto Palmucci
Silver Press, Tarquinia e la virgiliana città di Corito, Genova, 1987
La virgiliana città di Corito, “Atti e Memorie della Acc. Naz. Virgiliana di Mantova” 56, 1988
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Analisi della mitologia propedeutica alla figura di Dardano e alla città di Corito-Tarquinia nell'Eneide, “Atti e Memorie, cit. “ 59, 1991
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